Parte prima: La biografia del nonno di Giorgio Scerbanenco — un tentativo di ricostruzione
Giorgio Scerbanenco è universalmente riconosciuto come uno dei padri fondatori del genere poliziesco e del noir in Italia. Ha ottenuto un successo straordinario in particolare con la serie di romanzi dedicati a Duca Lamberti, il medico privato della facoltà di esercitare che si trasforma in detective dilettante. Scerbanenco viene spesso definito il “Simenon italiano”, un paragone con il celebre scrittore belga Georges Simenon, il creatore del commissario Maigret. Le storie nere di Giorgio Scerbanenco hanno inoltre ispirato grandi registi del cinema, tra cui Fernando Di Leo e Quentin Tarantino.
Il mistero del cognome e le leggende di famiglia
Per molti lettori l’intrigo comincia già dalla copertina dei libri. Il nome di battesimo, marcatamente italiano, si unisce inaspettatamente a un cognome che palesa chiaramente le origini ucraine dello scrittore. Per questo motivo quasi tutte le biografie dell’autore menzionano immancabilmente la sua nascita in Ucraina, a Kyiv.
Alla nascita il bambino fu registrato con il nome di Volodymyr. La madre, Leda Giulivi, apparteneva a una benestante famiglia romana. Il padre era un ucraino di nome Valerian Afanasievič Scerbanenko. Secondo la tradizione familiare, la madre di Valerian era una contessa polacca di nome Helena, mentre il padre era Afanasie Scerbanenko, che si diceva possedesse vaste tenute nelle regioni ucraine di Kyiv, Sumy e Kharkiv.
Valerian e Leda si conobbero in Italia, si sposarono a Roma e successivamente si stabilirono a Kyiv. Lì, nell’estate del 1911, nacque il loro figlio Volodymyr. A causa della salute fragile del piccolo, la madre trascorreva l’inverno in Italia, per poi ricongiungersi al marito in Ucraina durante i mesi più caldi. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale divise la famiglia: Leda e il bambino rimasero in Italia poiché il viaggio verso Kyiv era diventato troppo pericoloso. Più tardi, intorno al 1919–1920, la donna affrontò comunque un rischioso viaggio in Ucraina nel tentativo di ritrovare il marito, con il quale aveva perso ogni contatto.
Tuttavia, una volta arrivata, Leda apprese della morte di Valerian. Una versione familiare ipotizza che sia stato giustiziato dai bolscevichi. Negli ambienti ucraini esiste anche una teoria popolare secondo cui Valerian sarebbe stato un ufficiale dell’esercito della Repubblica Popolare Ucraina (UNR) — uno stato indipendente sorto tra il 1917 e il 1921 dopo il crollo dell’Impero Russo — e che sia caduto nei combattimenti contro le forze bolsceviche. Dopo questa tragedia, Leda e il figlio fecero definitivo ritorno in Italia. Con il tempo Volodymyr cambiò il suo nome in Giorgio, lasciando solo frammenti di ricordi e un cognome insolito a ricordargli la sua infanzia ucraina.
Pagine sconosciute di una biografia celebre
Le informazioni sopra riportate costituiscono quasi tutto ciò che si sa attualmente sulla linea ucraina degli antenati di Giorgio Scerbanenco. Si ritiene che la maggior parte dei documenti riguardanti i parenti ucraini sia andata perduta durante le guerre e le rivoluzioni dell’inizio del XX secolo.
Sorge però una domanda logica: se la famiglia era davvero così benestante e socialmente in vista, come è possibile che ogni traccia sia svanita nel nulla? È stato proprio questo interrogativo a dare il via a una nuova indagine. Al termine di una lunga ricerca d’archivio, è emersa una serie di documenti che permettono di ricostruire parzialmente il passato della famiglia. Le prime scoperte si sono rivelate sorprendenti e in netto contrasto con le leggende familiari, mostrando una storia molto più complessa e priva di mitizzazioni. La vera storia delle radici ucraine di Giorgio Scerbanenco deve iniziare dalla biografia del nonno paterno: Afanasie Andreevič Scerbanenko.
Afanasie Scerbanenko: da contadino di Stato a cittadino onorario
Afanasie Andreevič Scerbanenko nacque nel 1856 nell’insediamento di Merefa. All’epoca questi territori facevano parte dell’Impero Russo; oggi l’area si trova nella regione di Kharkiv, in Ucraina. I suoi genitori appartenevano alla classe sociale dei “contadini di Stato” (gosudarstvennye krestjane), ovvero contadini che non appartenevano a proprietari terrieri privati ma allo Stato.
Sebbene si sappia poco della sua prima istruzione, i documenti suggeriscono che abbia frequentato un seminario magistrale. La sua attività professionale è invece ampiamente documentata: a 23 anni iniziò a insegnare nelle “scuole popolari” (narodnye ucilisca), istituti primari destinati ai figli delle famiglie rurali. Insegnò in diversi villaggi e nel 1884 ottenne una cattedra a Sumy, una città nell’Ucraina orientale, dove rimase per il resto della sua vita.
La dedizione professionale di Afanasie ottenne diversi riconoscimenti ufficiali. Ricevette numerosi premi in denaro dalle autorità locali e fu insignito delle medaglie “Per il fervore”, conferite tramite decreti dello zar. Nel 1900 gli fu concesso il titolo di Cittadino Onorario Personale (Licnyj Pocetnyj Grazdanin). Si trattava di uno status sociale privilegiato nell’Impero Russo, che riconosceva determinati diritti a persone di origine non nobile come premio per i loro meriti nei confronti dello Stato.
Scerbanenko e Cechov
Afanasie Scerbanenko era un abile violinista. Per questo motivo veniva spesso invitato alle serate musicali organizzate dai Lintvarev, un’influente famiglia nobiliare di Sumy. Fu quasi certamente in quelle occasioni che conobbe Anton Cechov, il drammaturgo di fama mondiale, celebre per capolavori come Il giardino dei ciliegi e Il gabbiano. I biografi di Cechov sottolineano che la loro conoscenza non si limitava alle serate formali: lo scrittore frequentava la casa di Afanasie e i due andavano spesso a pescare insieme, a testimonianza di una cordiale amicizia.
La famiglia Scerbanenko: nascite e lutti
I documenti d’archivio permettono di ricostruire le vicende dei familiari di Afanasie. Sebbene si conoscano pochi dettagli sulla moglie — la nonna paterna di Giorgio — un dato è certo: la madre di Valerian non si chiamava Helena, bensì Elizaveta Yulianovna. Nata intorno al 1862, iniziò a lavorare come insegnante nel 1879. Resta da verificare se avesse davvero origini polacche o un titolo nobiliare.
I registri indicano che Elizaveta diede alla luce cinque figli, ma tre di loro morirono in tenera età. Un figlio nato nel 1884 sopravvisse e ricevette il nome del fratello maggiore defunto l’anno precedente, Valerian. Questa pratica era comune all’epoca per onorare la memoria dei figli scomparsi. Con il tempo questo “Valerian secondo” sarebbe diventato il padre del futuro Giorgio Scerbanenco.
Nel 1895 Elizaveta morì di tubercolosi, un evento che aggravò pesantemente la situazione economica della famiglia. Afanasie scrisse alle autorità locali chiedendo una borsa di studio per permettere al giovane Valerian di frequentare il ginnasio. Questo sussidio era una forma di assistenza sociale riservata esclusivamente alle famiglie a basso reddito, il che smentisce la tesi secondo cui la famiglia godesse di grandi ricchezze.
Nonostante le difficoltà, Afanasie assicurò ai figli un’istruzione eccellente. Valerian si diplomò con medaglia d’oro e si iscrisse all’Istituto di Storia e Filologia di Nizhyn, un istituto che formava insegnanti di lingue classiche. Dopo la laurea lavorò come docente di latino e greco antico presso il Secondo Ginnasio Maschile di Kyiv. Prima di questo incarico, Valerian era stato in Italia, aveva sposato Leda Giulivi e vissuto la perdita del loro primogenito, Georgiy. Nel 1911, a Kyiv, nacque Volodymyr (Giorgio). Afanasie fu il suo padrino di battesimo. Secondo una suggestiva ipotesi, fu proprio in memoria del fratello maggiore scomparso che Volodymyr adottò in seguito il nome di Giorgio.
Una nuova famiglia e la morte di Afanasie Scerbanenko
Quando i figli furono cresciuti, Afanasio Scerbanenko si dedicò finalmente alla sua vita personale: nell’agosto del 1912, si risposò con Stefania Dejničenko, una donna di 28 anni — metà dei suoi anni e addirittura due mesi più giovane di suo figlio Valeriano. Tuttavia il matrimonio fu brevissimo: alla fine di settembre del 1912, Afanasie morì di insufficienza cardiaca. L’anno successivo Stefanida diede alla luce un figlio, chiamandolo Afanasie in onore del defunto marito.
Le domande rimangono, la ricerca continua
Questa fu la vita di Afanasie Andreevič Scerbanenko. La sua biografia è tipica di un intellettuale di provincia, ma costellata di colpi di scena e profonde vicende personali. Essa differisce notevolmente dalle leggende ufficiali. Ma una simile realtà si applica anche a suo figlio Valerian? Fu davvero legato all’esercito della Repubblica Popolare Ucraina? E morì davvero come si è creduto fino a oggi?
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P.S. Questo materiale fa parte di una più ampia indagine in corso sulla storia ucraina della famiglia di Giorgio Scerbanenco, basata su fonti d’archivio verificate. Se siete interessati alla genealogia ucraina di o se lavorate con documenti storici legati a questo tema: 330730@gmail.com.
P.P.S. Questo testo è una versione adattata di un articolo il cui originale in ucraino è stato pubblicato qui. La versione in inglese è disponibile qui o qui. L’adattamento per il pubblico internazionale è stato realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale (IA) e revisionato dall’autore; le traduzioni sono state effettuate con l’IA. La ricerca e l’originale in ucraino sono stati redatti indipendentemente dall’autore..